RK3 – Editing, ovvero… spia rossa lampeggiante!

RADIO KAOS

 

Immaginate di essere dei bravissimi chitarristi ma dei mediocri arrangiatori e dei pessimi ingegneri del suono.

Avete nella testa, nel cuore e nelle mani un patrimonio inestimabile di creatività. Avete la possibilità di regalare al mondo emozioni straordinarie attraverso la vostra musica.

Ma non volete che nessuno si occupi degli arrangiamenti e della lavorazione dei suoni, perché poi “rovinerebbe tutto”, “inquinerebbe la paternità delle vostre idee” e altre cose di questo tipo.

E così vi presentate sul palco con un repertorio di potenziali gioielli presi a calci da arrangiamenti indecenti e da un ventaglio di suoni mal combinato. Il concerto è uno schifo. Gli organizzatori ci penseranno bene prima di richiamarvi. Voi non riuscite a capire. Eppure vi avevano sentito “quella volta” in sala prove ed erano rimasti sbalorditi.

Se solo faceste mente locale, ricordereste che “quella volta” avevate altri arrangiamenti e suoni molto più efficaci (merito di un vostro ex amico che poi avete pensato bene di allontanare per le sue continue ingerenze). Ma non volete fare mente locale e continuate a non capire. Riuscite a pensare solo al fatto che nessun arrangiatore e nessun ingegnere del suono ha il diritto di dirvi cosa dovete fare delle vostre composizioni. Gli artisti siete voi, non loro.

Va da sé che, quando uscite dal vostro guscio per esibirvi, vi aspettate che il pubblico capisca la vostra musica e la accolga come un dono. Ma davvero credete che funzioni così per il solo fatto che voi siete gli artisti e loro sono gli spettatori?

Se la vostra musica non è arrivata a destinazione, qualcosa non ha funzionato.

Sono tutti ignoranti, insensibili o incapaci di comprendervi? Forse.

Tuttavia è più probabile che la ragione sia da ricercare altrove: se qualcuno non è stato all’altezza del vostro genio, quel qualcuno siete proprio voi.

Con arrangiamenti e suoni curati da professionisti competenti, il pubblico avrebbe capito. E avrebbe accolto la vostra musica come un dono.

Ora sostituite “chitarrista” con “scrittore” (o sceneggiatore, o giornalista, o copywriter). Poi sostituite “arrangiatore” e “ingegnere del suono” con “editor” (colui che per professione fa il lavoro di editing). Infine sostituite il pubblico del teatro con i lettori dei vostri testi, e vedrete che il risultato non cambia.

A questo punto alcuni di voi avanzeranno la madre di tutte le obiezioni: “Ma che dici? La musica e la scrittura sono due cose ben diverse!”.

Obiezione geniale! Ma come vi è venuta?

A proposito, avete notato che per tutta la durata di questo testo c’era una spia rossa lampeggiante? Pensate di farla smettere o non ve ne importa niente?

Fate voi.

 

 

Daniele Mocci